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Un biodistretto turistico che ha il respiro del Parco

Ambiente - Il confronto sul riconoscimento Mab Unesco - Ecco le soluzioni di sviluppo per le aziende sul territorio

(20 Gennaio 2017) - Un bio distretto turistico di qualità non è un'utopia è un progetto realizzabile ma soprattutto necessario. Il libro dei sogni può restare in cantina, quello che serve è avviare azioni che possano fare uscire il territorio anche da situazioni complesse come quella che riguarda gli allevatori di bufale nelle zone umide stretti in un annoso contenzioso con il demanio che riguarda l'occupazione delle terre. Senza ovviamente sovrapporsi al binario dell'iter giudiziario il Parco può essere uno strumento per trovare soluzioni condivise. Perchè conservazione e sviluppo possono essere due concetti facilmente assimilabili e non agli opposti. Queste idee di sviluppo sono state introdotte ieri dal direttore del Parco Nazionale del Circeo Paolo Cassola nell'ambito di un incontro di respiro nazionale e non solo, tenutosi presso l'auditorium dell'Ente. Argomento: «Sviluppo rurale 2014/2020 e programma Man and Biosphere Unesco». Si è parlato insomma del famoso Mab. Come si fa a capire di cosa ha bisogno il territorio? Semplice, si esce dall'ufficio. Il direttore Cassola ha fatto così, recandosi presso numerose aziende per studiare dove intervenire. Il Mab diventa così una risorsa importante non un mero riconoscimento Unesco e deve essere concepito come una sorta di cornice ma anche una sintesi di tutti quei progetti che da una parte vedono le attività dell'uomo, in primis quelle di tipo rurale, e dall'altra parte il valore aggiunto della biosfera. Questo è il Mab, non un groviglio di vincoli ed all'interno di questa cornice c'è posto per il bio distretto turistico. Interventi come quelli del direttore Ente di gestione delle Aree Protette del Po e della Collina Torinese Ippolito Ostellino, del Presidente del Parco Nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano Fausto Giovanelli, di Gaia Gibelli per il Consiglio di gestione del Parco del Ticino nel corso del seminario di ieri ne sono la dimostrazione.
Una miriade di prodotti tipici con tanto di marchio dei parchi, mestieri che vengono recuperati, dalle colture alla zootecnia, questa è la filosofia Mab. Come evidenziato dal direttore Cassola il percorso non è semplice e gli interventi per quanto riguarda il Parco Nazionale del Circeo saranno stratificati partendo da quelli finalizzati a migliorare la qualità anche attraverso la regolamentazione di ciò che viene offerto. Basti pensare al sistema serricolo. Sono stati poi forniti dati significativi. Circa il 18 % del territorio del parco cioè 1.540 ha è utilizzato per le attività agricole che insieme al turismo rappresentano i settori più importanti nel determinare l'assetto del territorio del Parco Nazionale del Circeo. La foresta demaniale del Circeo ottiene il riconoscimento Unesco nel 1977 ma tra il 2011 e il 2013, l'Ente Parco Nazionale del Circeo ha avviato il processo per concordare con tutti gli Enti coinvolti una nuova perimetrazione e una nuova zonizzazione della Riserva che ha portato a tre classificazioni: riserve Integrali all'interno del Parco Circeo (Core Area), il restante territorio del Parco (parte delle Buffer Zone), i 3 Comuni facenti parte del Parco e Terracina (Transition Area). Il seminario era anche per i non addetti ai lavori, un'occasione per capire che si può tranquillamente parlare di parchi e di uomini, di una forma di sviluppo dipinta con il verde più bello che c'è.

Fonte: Oggi
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